PER UNA GIUSTIZIA SOCIALE CONDIVISA:
LA SFIDA DEL SINDACATO
Con il costo della vita in continua ascesa, molte persone rischiano di scivolare nella povertà. Se l’inflazione non dovesse rallentare, sarà necessario un intervento da parte della mano pubblica.
A quel punto, si riaprirà inevitabilmente il dibattito sulla giustizia sociale. A prima vista, la questione sembra chiara, ma non è sempre così. La giustizia sociale si basa su un concetto semplice. Essa si concentra sulle grandi disparità presenti in una società, ad esempio in termini di denaro, di opportunità per uomini e donne o di diritti nella vita quotidiana. Secondo la concezione più diffusa si tratta di un intervento attivo da parte dello Stato per compensare gli svantaggi. Non basta che le regole sulla carta siano uguali per tutti se le condizioni di partenza nella vita sono completamente diverse.
Ciò si realizza attraverso salari equi, buone condizioni di lavoro e protezione dallo sfruttamento, nonché garantendo l'accesso ai diritti fondamentali: la salute, l'istruzione e l'alloggio non devono essere un lusso, ma un diritto di tutti. La giustizia sociale deve inoltre garantire alle persone svantaggiate o discriminate lo stesso rispetto riservato a tutti gli altri e prendere decisioni che consentano anche alle generazioni future di vivere bene.
In definitiva, la giustizia sociale è sempre una questione di prospettiva, poiché dietro di essa si celano valori diversi. Chi antepone la libertà individuale a tutto il resto spesso considera i prelievi statali come una forma di ingerenza. Chi invece vuole le pari opportunità considera la ridistribuzione come il presupposto affinché la libertà sia effettivamente possibile per tutti.
Va anche detto che essa non è immutabile. È in continua evoluzione. Lo spirito del tempo ha un'influenza particolare: ciò che un tempo era considerato normale oggi viene visto in modo diverso. Basti pensare a quanto siano cambiati, negli ultimi decenni, i diritti dei lavoratori e la parità di trattamento sul posto di lavoro. Poi c'è la cultura: in alcuni Paesi conta soprattutto il successo individuale. In altri, invece, sono la solidarietà e il sostegno reciproco a essere in primo piano. Infine, contano le tradizioni: se qualcosa esiste da molto tempo, è considerato giusto. Questo aspetto presenta però anche un lato oscuro: le vecchie tradizioni possono nascondere delle ingiustizie. Il fatto che «sia sempre stato così» non è una giustificazione. A volte è necessario lasciarsi alle spalle i vecchi schemi e lottare per nuovi standard equi.
Concretamente, questa controversia emerge quando il sistema sociale deve decidere a chi destinare il sostegno. L'aiuto deve essere destinato a chi ha meno o a tutti i cittadini? Nel sistema pensionistico, per esempio, la questione è delicata, perché conta soprattutto quanto si è versato in passato e non il bisogno attuale. Dal punto di vista politico, il tema più spinoso è stabilire se il diritto agli aiuti derivi esclusivamente dalla residenza o dalla cittadinanza.
Da ciò derivano tipici conflitti di obiettivi. Se si concedono aiuti a tutti, ne beneficiano anche persone che non ne avrebbero affatto bisogno. Se, al contrario, si controlla l'accesso agli aiuti in modo molto rigoroso, le persone devono rendere completamente trasparenti le proprie condizioni economiche e chi guadagna appena sopra la soglia perde subito il diritto agli aiuti, e per questo spesso gli conviene ridurre le ore di lavoro. Anche la questione se sia meglio erogare direttamente denaro o creare offerte concrete, come posti negli asili nido e alloggi, è oggetto di un dibattito costante.
Ciò che percepiamo come «giusto» non è quindi puramente tecnico, ma viene plasmato quotidianamente dal dibattito pubblico, dai media e dalle nostre stesse concezioni. Con il potere d’acquisto in calo il sindacato confederale sarà chiamato in causa. Per questo deve sviluppare una strategia per diffondere una concezione di giustizia sociale il più ampia possibile e generalmente accettata. La posta in gioco è nientemeno che la democrazia e la convivenza pacifica.
Ebner Alfred
